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crema di aglio arrosto

Come succede tutti gli anni, in estate sparisco un po' rendendomi quasi invisibile; tra le altre cose mi divido tra giardinetto e orticello e se l'ultimo produce come dovrebbe devo anche trasformare le verdure, leggi cucinarle. In caso di sovrabbondanza - a volte speranza mal riposta -, preparo e metto in freezer, come scorta per l'inverno: torte salate e fiori di zucca ripieni da tirar fuori all'ultimo momento nei giorni in cui voglia di cucinare saltami addosso.  Un po' di voglia di cucinare l'avrei anche adesso, per la verità, ma non posso mica sprecare quello che produco... Così il forno lavora sempre, anche con le temperature estive ed è ancora alla cottura in forno che mi sono rivolta per preparare questa crema all'aglio semplicissima e versatile, che sicuramente vi piacerà, almeno se, come me, amate l'aglio! L'occasione come al solito me la fornisce il Calendario del cibo italiano- ci vuole sempre "lui" a smuovermi un po' dalla…
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gobeletti integrali al profumo di rosa

In casa mia erano i gobeletti; così, con una elle sola, ma diversi sono i nomi con cui, in Liguria, si designano questi dolcetti: cobeletti, gobelletti, cobelletti, da noi anche gubeletti, come versione dialettale. Un nome strano per un dolce semplicissimo; di fatto un guscio di frolla che racchiude un cuore di marmellata. Il cobbelletto era, una volta, una piccola opera d'arte preparata in un'apposita formina metallica dotata, appunto, di un "cappelletto" (cobelletto), da cui nasceva un dolce alto, in proporzione, come un piccolo panettoncino, ben diverso dall'esile e piatta attuale pastina. Così recita, pari pari, Il codice della cucina ligure, edito da Il Secolo XIX. Sia come sia, per me saranno sempre i gobeletti e avranno sempre la forma che vedete qui. Gli stampini li trovai, moltissimo tempo fa, in un negozio di casalinghi; piccoli, monoporzione - ma li definirei più mezza-porzione! - in alluminio, con le scanalature d'obbligo. Di tanto in tanto, qua…

ricetta Artusi n. 729: orzata

Chi non conosce La scienza in cucina e l'Arte del mangiar bene? Via, non dico letto, ma almeno il titolo l'avrete sentito. L'Artusi, che può considerarsi l'autore del primo testo gastronomico dell'Italia unita - La scienza in cucina, appunto -, è talmente famoso da essere trasformato, nientemeno, nel protagonista di un romanzo giallo di Marco Malvaldi, ambientato in Maremma in un'epoca di poco successiva all'unificazione.

Avevo trovato al mercato delle cervella di agnello freschissime e me le volli far fritte all'uso milanese, ché per i fritti i milanesi van lasciati stare.  Presi quindi il Nuovo Cuoco Milanese Economico del Luraschi, me lo aprii davanti e cominciai. (Omissis). Lessi una volta e non ci capii nulla. Riprovai, mi sembrò di aver colto il senso, e provai a far quello che mi sembrava aver capito. Mi arrabattai, e feci male. Queste povere cervella vennero uno de' fritti più ripugnanti e immangiabili che mai mi sian stati messi davanti. (Omi…

fotografando Meditaggiasca

Meditaggiasca, evento volto alla valorizzazione della famosa oliva del Ponente ligure, una delle migliori italiane (io direi la migliore, ma potrei sembrare di parte), è quest'anno arrivato alla sua V edizione.
E posso dire... io c'ero!
Ero lì, nella suggestiva cornice del chiostro di San Domenico a Taggia, insieme alle amiche blogger Silvia, Alessandra, Alessandra, Antonella, Sabrina e Bianca, in rappresentanza del Calendario del cibo italiano, che oggi dedica questa pagina alla manifestazione.
Ero lì, a rubare qualche immagine e a osservare mani sapienti di chef provenienti da tutt'Italia preparare piatti prelibati.
Ero lì, a gustare la Taggiasca, che trova ormai spazio anche nei dolci, e a godermi un sorso di Moscatello di Taggia, perché se è vero che sono astemia, quel vino meritava davvero lo strappo alla regola.
Ero lì, a visitare un moderno frantoio (e grazie davvero al titolare, Sig Boeri, che è stato disponibilissimo e ha soddisfatto tutte le nostre, tante, cu…

"crackers" semplici al grano duro e sesamo

La vera verità è che, volendo riprodurre una curiosa ricetta trovata sul libro Pop Palestine, avevo bisogno di una grossa quantità di nigella.  La vera verità è che mi sono ritrovata con una grossa quantità di sesamo nero. La vera verità è che non sono ancora venuta a capo di questo busillis: nigella e sesamo nero sono la stessa cosa? Tra i nomi con cui comunemente è conosciuta la prima c'è anche quello del secondo.  Ora, avendo assaggiati entrambi i tipi di semi - la nigella ce l'ho, ma in quantità insufficiente per la ricetta palestinese - posso dire che a me il sapore sembra diverso... ma non so, magari è autosuggestione e le immagini scovate in rete confondono le idee. La questione è aperta e se qualcuno sa, che si faccia avanti, plissss! Detto questo ci sarebbe una quarta vera verità: dalle immagini che vedo, sempre in rete, potrebbe anche essere che io la nigella la stia inconsapevolmente coltivando come pianta ornamentale; dal fiore bellissimo, tra l'altro. E il n…