01 agosto 2015

Threef e... insalata estiva di baccalà

 

In un libro che sto leggendo ("Cotto" di Michael Pollan, che consiglio a tutti coloro che vogliano aprirsi ad una visione più profonda del cibo e della cucina, intesi come storia, cultura e tradizione, ma anche come fenomeno sociale in costante evoluzione) sono riportati i dati, assai inquietanti, sul tempo che negli USA viene dedicato dalle famiglie alla preparazione dei pasti: una media di 27  minuti al giorno, più 4 minuti per ripulire la cucina. Secondo le ricerche di mercato, un po' più di metà dei pasti serali consumati da un americano viene tuttora "cucinata in casa". Sembrerebbe parecchio, finché non si scopre che negli ultimi anni il significato del verbo "cucinare" è stato drasticamente ridefinito al ribasso... (omissis). Molti parlano di "cucinare" compiendo operazioni quali scaldare il contenuto di una lattina o passare una pizza congelata nel microonde... pertanto le Aziende che si occupano di ricerca hanno deciso di limitare la definizione di "cucinare", stabilendo che significhi preparare una portata che richieda, in qualche misura, l'assemblaggio di ingredienti. Perciò passare al microonde una pizza non è cucinare, mentre lo è lavare un cespo d'insalata e versarci sopra un condimento pronto (sic). Secondo questa generosa dispensa ... si considera cucinare anche spalmare della maionese su una fetta di pane e aggiungerci un po' di affettato o un hamburger (il quale, a casa o fuori, è oggi il pasto più diffuso in America).  
Che tristezza! 
Manco da troppo, lo so, ma in quest'estate calda, caldissima, la mia voglia di cucinare come, soprattutto, quella di immortalare i cibi preparati con uno "scatto" (approntare il set, montare il cavalletto, fare diverse inquadrature  - sempre regolando le gambe del citato cavalletto, che sarà anche stabile, sì, ma pesa una quintalata - ecc ecc) e, in sintesi, impegnarmi in tutte quelle faccende che ogni foodblogger conosce molto bene, è venuta meno.   
Ecco, non sono proprio arrivata al punto di scaldare una pizza precotta nel micro (che non ho!), ma a quello di preparare cibi veloci, e poco originali, con ciò che l'orto offre al momento, sì.                 
Non potevo però mancare un appuntamento così importante come... l'uscita di Threef, con un'edizione dedicata ai piatti freddi. 
Via libera, dunque, a insalate, paste, verdure estive, ma anche a dolci al cucchiaio e bevande rinfrescanti; tante, e tutte splendide, le ricette che troverete nel magazine. 
Un magazine che vi saluta, con questo n. 10, definitivamente. 
Threef "chiude" e lo fa allontanandosi dalle scene come un'attrice talentuosa, che abbandona all'apice del successo, senza tristezze o rimpianti.  Lo fa quasi "in silenzio", senza fragori, com'è sempre stato.
Un saluto e un ringraziamento, di cuore, a tutti coloro che in questi mesi hanno contribuito con il loro lavoro a far diventare grande un progetto nato dal niente, quasi per scommessa, ma cresciuto nel tempo così tanto da superare, con alcuni numeri, le 200.000 visualizzazioni!
Sono davvero tanti gli artisti (artisti, sì!) che hanno lavorato per Threef, e mi piacerebbe nominarli tutti in un elenco troppo lungo. Non voglio però tralasciare di nominare le mie due compagne di "F", amiche di sempre con cui ho condiviso giornate di lavoro, a volte stancanti, ma più spesso piacevoli e indimenticabili, Federica e Francesca, nonché l'impareggiabile Valeria, che con la sua maestria grafica ha reso bella e inimitabile la "nostra" rivista.
In sintonia con il tema di questo numero 10, anch'io vi lascio la ricetta di un'insalata fresca e veloce, un'insalata che io "vedo" perfetta se consumata in barca o in riva al mare, magari proprio in una di quelle calde serate in cui, borsa termica in spalla, si va a cenare in spiaggia, finendo con un bagno di mezzanotte.
Le dosi sono indicative.. si  tratta pur sempre solo di un'insalata, che ognuno potrà comporre a proprio gusto.
Buona lettura!
http://issuu.com/redazionethreef/docs/threef_n10


30 giugno 2015

frappè "in arancio"

 

Per tuffarsi nell'estate più calda, quella che ci attende fra qualche giorno -ma per qualcuno è già cominciata-, che c'è di meglio di un bel concentrato di vitamine e beta-carotene?
La frutta arancione è la protagonista di questa ricetta. 
E lo so, dal semplice frullato sono passata al frappè, aggiungendo un (bel) po' di calorie e grassi in più. Ma non è tutta colpa mia, dovevo finire una confezione di panna fresca acquistata per un'altra ricetta. 
Premettendo che la panna non mi attira più come una volta, e che sarà quindi difficile che l'acquisti in quelle dosi massicce che poi dovevo stipare nel frigo già sufficientemente affollato, questa volta dovevo usarla e mi spiaceva buttar via l'avanzo. Fatto sta che l'ho utilizzata per questa merenda golosa, rinunciando al gelato, e me n'è ancora avanzata... mannaggia a me!
Inutile sottolineare, panna a parte, il concentrato di vitamine, sali minerali e proprietà salutari presenti in questo frappè, ancor più "importanti" visto che le albicocche erano le mie, appena colte (come pure la fragola a decorazione)!
Se volete una versione tropicale, sostituite le albicocche con papaya, altro frutto molto salutare, e mango, magari utilizzando latte di cocco anziché panna... eliminerete così ogni grasso di origine animale. Non vi resterà che aggiungere ghiaccio tritato e decorare con fettine sottilissime di cocco fresco... et voilà.
Per una versione analcolica, adatta anche ai bimbi, montate la panna con un po' di succo di carota e limone, prestando massima attenzione ad aggiungere quest'ultimo per evitare l'effetto-cagliata. 
Importantissimi sono i tempi; come si sa la frutta si ossida in fretta e sarebbe bene, per mantenere integre tutte le proprietà, preparare il frappè subito prima di consumarlo.
E' ora la mia ricetta-non ricetta, che vi auguro di gustare fresca, molto fresca, sotto l'ombrellone. 

23 giugno 2015

pizza scime... a modo mio


Il libro è questo, la Regione è l'Abruzzo, la ricetta "la pizza scime".
"I pani dimenticati" è un libro che ha attirato subito la mia attenzione; anche se da un po' di tempo evito i lievitati, andare alla scoperta di pani antichi di cui è ricchissima la nostra Penisola era una curiosità che andava soddisfatta. E non sono rimasta delusa, anzi, ho trovato tantissime ricette, alcune facili e rapide, altre un po' più complesse, che mi hanno "catturato" e che conto di riproporre anche a voi in futuro. 
La pizza scime non è proprio dimenticata, in rete ci sono diverse versioni di questa ricetta, antica memoria di comunità ebraiche stanziatesi in Abruzzo nel '400. Se l'origine è ebraica, avrete già capito che si tratta di una sorta di focaccia azzima, in perfetta sintonia con le mie "voglie" attuali che, se non contemplano i lievitati, non mi fanno mai rinunciare mai ad una bella dose di farinacei glutinosi :). Decisamente non sono celiaca!
La ricetta originale prevede 4 ingredienti: farina, olio, vino, sale; io però ne ho aggiunti altri tre: pomodori secchi, olive taggiasche e peperoncino, sulla falsa scia di una versione un po' più ricca, molisana, la "pizza assettata". 
La cottura ottimale dovrebbe essere fatta nel camino, sotto una campana di metallo coperta di braci... ma naturalmente, io che non ho forno a legna, mi sono rivolta a quello elettrico. 
A me è piaciuta tantissimo; friabile e saporita è un ottimo stuzzichino da aperitivo, uno spezzadigiuno, ma anche un pane (magari eliminando totalmente o diminuendo le dosi degli ingredienti aggiunti da me) non lievitato, che può tranquillamente accompagnare il pasto. 
In più è rapidissima da fare; mezz'ora di riposo della pasta è consigliabile, ma, se proprio volete velocizzare, potrete approntare tutto mentre il forno si scalda ed infornare immediatamente. Vi pare poco? 
Vi auguro un buon appetito con una sola ultima raccomandazione: attenzione all'aggiunta di sale, specie se utilizzate pomodori secchi già salati!