06 giugno 2016

pesche ripiene al forno alla piemontese


... e finalmente, estate.
Sì, lo so, per il calendario astronomico dobbiamo ancora pazientare qualche giorno, ma per me che abito in Riviera è ormai tempo di indossare il costume, mettere asciugamano e crema solare in borsa e partire per la spiaggia.
Già che parliamo di calendario, allora citiamo anche quello di AIFB, il Calendario del cibo italiano, e poiché parliamo di mare, sole, spiaggia, quale miglior spuntino che un bel frutto estivo, per dissetarsi sotto l'ombrellone?
A parlarci diffusamente della frutta estiva sarà Alice, splendida Ambasciatrice della Settimana dedicata all'argomento e titolare di un sito meraviglioso; io, come sempre, mi limiterò a portare un contributo molto più modesto.
Freschi e succosi, i frutti estivi sono preziosi alleati del nostro organismo in un periodo nel quale caldo e afa, attraverso la sudorazione ci fanno perdere importanti principi nutritivi.
Ormai da tempo è noto che una dieta corretta dovrebbe prevedere 5 porzioni al giorno di frutta e verdura, ma se durante l'inverno siamo più propensi a ricorrere a cibi fortemente calorici, ora non abbiamo più scuse: una bella insalata di frutta, a conclusione di un pasto leggero, ci regala il giusto apporto di sali minerali, vitamine e acqua, consentendoci di affrontare al meglio la giornata.
Anche i colori sono importanti... e chi mi conosce sa quanto sia sensibile al discorso "colore"!
I pigmenti giallo/arancio indicano la presenza di carotenoidi, di cui il principale è il Beta-carotene, antiossidante che contrasta l'invecchiamento cellulare e l'insorgenza di neoplasie. Meloni, albicocche, pesche rinforzano anche ossa e denti; penso che inserirli nella nostra dieta sia assai facile, non fosse altro che per la velocità di preparare uno degli antipasti estivi per eccellenza, che per me costituisce già da solo un pasto: prosciutto e melone. Pesche e albicocche sono importanti fonti di ferro. 
I rossi e i viola di fragole, ciliegie, uva nera, prugne, frutti di bosco ecc indicano la presenza di licopene, sostanza antiossidante, e/o antocianine, importanti per l'azione benefica sui nostri vasi sanguigni. L'uva è ricca di fosforo e vitamine del gruppo B.
Non dimentichiamoci del verde kiwi, fonte importantissima di vitamina C, che oltre a essere l'antiossidante per eccellenza facilita l'assorbimento del ferro denominato non-eme, quello derivante da alimenti vegetali. Poiché l'Italia è uno dei maggiori produttori mondiali di questo frutto, molti di noi potranno acquistarlo a km zero.
Personalmente adoro l'anguria, ancor più ora che i produttori hanno cominciato a invadere il mercato con la varietà Baby, cosa che mi consente di portare a casa un frutto altamente dissetante, poco calorico e vitaminico (A gruppo B e C), senza dovermi camallare 5 chili di roba.
La frutta dovrebbe essere consumata fresca e cruda, per evitare la dispersione delle vitamine, ma ogni tanto ci si può concedere un piccolo peccato di gola, trasformandola in goloso dessert. 
Quando voglio concludere il pasto con un dolce non eccessivamente calorico, le pesche ripiene alla piemontese sono sicuramente una delle preparazioni che prediligo.
La ricetta l'ho ricavata dal libro I dolci e le confetture Piemontesi, aggiustando appena le dosi, a parer mio un po' approssimative.
In ogni caso è un dolce che riesce sempre e se esteticamente è decisamente bruttino da vedere, sicuramente è molto buono da mangiare! 
Fonti 

28 maggio 2016

dalla tavolozza alla tavola: il Seicento spagnolo in un piatto



Oggi il Calendario AIFB celebra la Giornata del Cibo nell'arte; a introdurci nell'argomento è Maria Teresa e so già che il suo articolo sarà una vera opera d'arte.
Io che amo l'arte pittorica, soprattutto tardo rinascimentale, ho pensato di partecipare riproducendo fotograficamente una natura morta figlia del '600 spagnolo, per un post fatto a immagini, più che "a ricetta".
A partire da quel secolo la cultura artistica europea subirà un cambiamento radicale, proponendo agli occhi dell'osservatore non più i temi "alti" della religione e del mito, ma oggetti inanimati quali fiori, ortaggi e frutta, animali morti, vasellame, strumenti musicali ecc., che diventano essi stessi il soggetto principale o esclusivo della rappresentazione artistica.
Alcuni studiosi indicano il Canestro di frutta del Caravaggio come la prima importante opera di genere; certo che anche se così non fosse il pittore italiano contribuì in modo fondamentale alla sua diffusione.

16 maggio 2016

cucinare col nasturzio: crocchette di patate e fiori e insalata con foglie


Lo confesso: di erbe e fiori commestibili m'intendo davvero poco, ma per nulla al mondo avrei mancato questo appuntamento con il Calendario AIFB!
L'ambasciatrice della Settimana dedicata proprio alle risorse che la natura ci offre, spesso solo a costo di una semplice passeggiata in campagna, è Cinzia, amica e compagna d'avventure a cui sono legata da particolare affetto. Potevo quindi farle mancare il mio "appoggio"? No.
Diciamo che ci ho provato, perché l'argomento è vastissimo e c'è ampia possibilità di scelta, ma occorrerebbe conoscerlo bene come lei, per raccogliere le erbe "giuste", spesso confondibili con quelle tossiche, e saperle poi valorizzare in cucina.
Ho cercato d'informarmi un po', ma il grosso problema è che per essere gustate al meglio la raccolta deve avvenire prima della fioritura. D'altra parte succede così anche nell'orto, con le specie vegetali domestiche.
Dunque riconoscere una pianta dalla foglia? Non è per nulla facile, ma nelle ricerche ho fatto scoperte interessanti. Per esempio la parietaria, che nella mia zona si chiama gambarossa per via del colore dello stelo, è commestibile! Mi ha tentato assai, visto che il suo reperimento è estremamente facile... ma poi ho visto che il mio piccolo nasturzio aveva parecchi fiori e non ho resistito a tingere il piatto dei toni dell'arancio. 
Il nasturzio (Tropaeolum majus) può essere coltivato, ma spesso nasce spontaneo e si adatta molto facilmente a terreni di ogni tipo.
Per essere precisi, quello che comunemente chiamiamo nasturzio è in realtà il tropeolo. Il "vero" nasturzio, già famoso nell'antichità per le sue proprietà officinali, è quello conosciuto con il nome di crescione d'acqua. Nell'antica Roma si consumava crudo, in insalata, e sembra che il suo nome derivi dall'odore sgradevole che emana, di qui "nasi tortium", cioè storcinaso. Il tropeolo, invece, verrà importato dal Sudamerica nel '600 e si propagherà rapidamente anche in Europa diventando specie annuale, ma nei climi più miti, come da me in Riviera, è facile che sopravviva bene anche d'inverno; in effetti nei Paesi d'origine si tratta di pianta perenne. 
Le due specie sono assai vicine dal punto di vista delle caratteristiche, anche organolettiche, di qui la "confusione". 
Del tropeolo si consuma tutta la parte aerea, ma attenzione a utilizzare solo la varietà comune a fiori gialli e arancioni e non le ibride, nate a scopo decorativo.
E' ricco di vitamina C, ha proprietà antibiotiche e battericide, favorisce la digestione e stimola il sistema immunitario. E' indicato in caso di infiammazioni bronchiali e alle vie urinarie. Insomma, una vera farmacia!
Il sapore è pungente e leggermente piccante, grazie al contenuto di olii di senape e si gusta al meglio crudo, in insalata, specie la parte fogliare.
I boccioli possono essere conservati sott'aceto o sotto sale, come i capperi; con i semi non ancora maturi, raccolti non appena cadono i petali del fiore, si aromatizza l'aceto, i semi maturi si possono tostare in forno e macinare come pepe, i fiori freschi arricchiscono insalate e frittate, si usano per fare ripieni di tortelli e ravioli e mischiati a formaggi a pasta morbida si trasformano in colorate farciture per tramezzini.
Si sposano bene anche con uova e pesce e in più, argomento a cui sono particolarmente sensibile, rallegrano la tavola tingendola con le loro sfumature gialle e arancio!
Fonti questa e questa.